Questione di regole – parte V

Non lo so neanch’io cosa ci faccio qui. Non conoscono nessuno eppure sembra che tutti mi conoscano. Il posto è un cesso, ma almeno la musica è buona e non è a volumi esasperati come in una discoteca vera. Qui si viene solo per ballare, nemmeno si rimorchia. Qui i sudamericani si portano le loro “chicas y mujeres” da casa. Questa non è zona di conquista, così almeno me ne posso stare in pace. Ci sono venuta solo una volta, accompagnata da quel povero disgraziato. Ho lo stesso vestito verde di un anno fa. Stesse scarpe da ballo: non le ho più usate da allora, nessuna buona occasione. Nessuna voglia di trovare una buona occasione.

Nonostante tutte le sue regole, non ha smesso di cercarmi. Nonostante i no e i silenzi. E’ andata a finire che il boss se n’è accorto, tra un ragazzetto e l’altro. E’ andato dalla carogna del suo “amico” e gli ha chiesto indirizzo e telefono privato. Altro che e-mail. Non gli hanno nemmeno dovuto fare domande: il suo amico si è seduto sulla sedia, ha lasciato che gli legassero le mani e ha spiattellato dati anagrafici come se lo conoscesse dalla nascita. Se lo sono andati a prendere sotto l’ufficio e poi… gli hanno messo la pistola in mano. Quel pazzo si è sparato al cuore, senza batter ciglio. Senza una parola. Lucido e freddo, come se aspettasse solo quello. Come a sperare di liberarsi di tutto e tutti. Anche di me.

Se solo avesse dato retta alle sue regole, sarebbe ancora vivo. Ironia della sorte (nemmeno due sere dopo che quello si era sparato in pieno petto), uno dei ragazzetti che si faceva il boss nelle sue serate alternative, dopo l’ennesimo tiro di coca, è scoppiato in una crisi isterica, fracassandogli il cranio con un posacenere pieno zeppo di roba. A dimostrazione che, alla fine, anche la roba buona ti ammazza. .

E’ finito tutto. Finiti i soldi, le amicizie particolari, le serate alternative. Finalmente libera: tutto a posto. A parte questo senso di nostalgia. Quelle mani che mi tenevano silenziosamente stretta al suono di una canzone. Le parole che scomparivano fra le carezze al volto. Mi avrebbe dato la luna se avesse potuto, glielo leggevo in faccia. Mi avrebbe regalato oro antico e, invece, si è preso nove millimetri di piombo. Voleva il mio amore e mi ha dato il suo cuore. Voleva sollevarmi in aria, come in un musical americano, invece è finito a terra come in film di mafia. Uno stupido. Un dolcissimo stupido.

Dopo un anno, stasera è la prima volta che vado a ballare. Cosa ci faccia qui, col vestito corto e scarpe da ballo senza nemmeno l’ombra di un cavaliere, non lo so nemmeno io. Qui è dove abbiamo ballato l’ultima volta. Se solo avesse smesso di cercarmi…

– Posso chederle di ballare? –

Eccolo, il solito scocciatore… Adesso mi giro e gli sparo il più classico dei “no, mi spiace, non ballo”.

– Mi spiace, non b…b… all… –

– Scusami, hai ragione: la buona educazione prima. Buona sera, come stai? Ti va di ballare? E’ da un po’ che non ci vediamo, ma sei sempre bellissima come un anno fa. –

– Ma tu? Tu… tu eri? –

– Io ero? Cosa? Hai la faccia di una che ha visto un fantasma: tutto bene? –

– Piantala di scherzare, tu eri… a  terra, in una pozza di sangue! Un proiettile nel cuore! –

– Beh, ecco, no. Nel senso… cioè… Sì, ero a terra e ho perso molto sangue, ma il proiettile era nel petto, vicino al cuore. Diciamo che una nove millimetri è un’arma da donna e il proiettile, se prende la giusta angolazione, non passa dal cuore… certo, bisogna sapere dove puntare e avere un po’ di fortuna… tre settimane di terapia intensiva danno la misura di quanto poco sia facile da fare, però… ho fatto un accordo col diavolo… –

– Gli hai venduto l’anima? –

– Non si può vendere ciò che non ti appartiene… l’anima è di Dio. Ho fatto qualcosa di meglio: gli ho girato gli indirizzi e-mail delle mie clienti… ex clienti… –

Sorrido. Non capisco più nulla. Non so se sia vero o stia vivendo una sorta di allucinazione. Istintivamente appoggio la mano al centro del suo petto. Sento sotto la camicia la cicatrice. E sotto di essa un cuore che batte fortissimo. Ce lo ha scritto in faccia: è felice di vedermi.

– E le tue regole? – gli chiedo con una punta di malizia.

– Ma sì, in fondo si sa… le regole sono fatte per essere infrante – mi risponde  con un sorriso.

– Beh… e adesso che facciamo? – gli chiedo ancora, avvicinandomi mentre mi tiene le mani.

– Che domande! – fa lui – Balliamo! Punto, Fine. –

 

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