Questione di regole – parte IV

La stanza è un ufficio spoglio di un capannone semi dismesso. Dovevano ristrutturarlo, c’era anche l’appaltato. Poi la crisi e l’appalto truccato hanno bloccato la ristrutturazione. Così avevo sentito dire.

Da un lato, un po’ in ombra, c’è la ballerina, ma non sembra lei. Niente vestito corto, niente tacchi, niente trucco. Gli occhi trattengono le lacrime; il respiro è a singhiozzi.

Dall’altro lato, sotto la luce e seduto su una sedia, c’è Marco. Gli occhi non trattengono le lacrime, così come in naso non trattiene il sangue. Il fiato è corto ed affannato. Le mani sono legate alla sedia.

In mezzo ci sono io, che dovrei essere quello messo meglio, se non fosse che ho in mano una nove millimetri, un solo colpo in canna ed il calcio della pistola sporco del sangue di Marco. Ecco: a me il fiato manca, mi sembra di stare in apnea; ho la testa che mi gira e faccio uno sforzo immane per rimanere concentrato sul presente. Ma sono in un vortice che la più sfrenata passione non può nemmeno lontanamente eguagliare. Anche se, è proprio la passione ad avermi messo in questo casino.

Il tizio messo bene invece è quello comodamente seduto alle spalle della ballerina, in mezzo a due ceffi grossi il doppio di quanto consenta madre natura, dotati di semi automatiche spianate su di lei e me; Marco non se lo filano nemmeno: lui è solo la pedina da sacrificare. Il gioco riguarda me, la ballerina e il tizio seduto comodo. Il re tra le torri, la regina, l’altro re sotto scacco ed il pedone seduto ed inutile.

“Allora, me lo spieghi perché una puttana come te deve avere l’attenzione della mia fidanzata?” mi chiede il tizio.

“Non immaginavo fosse la fidanzata di qualcuno” sto mentendo al tizio “E non  sono una puttana.” Sto mentendo a me stesso.

“Vedi, nel mio ambiente, il rispetto conta moltissimo. E’… una questione di credibilità. Posso lasciar cadere una volta – in fondo – chi non sbaglia mai? Però a due non ci si arriva, figuriamoci a tre. Che credibilità può avere un uomo che non è capace di gestire il proprio letto? Che accetta il tradimento fingendo di non sapere o, peggio, che non si accorge delle disattenzioni della propria donna? Quanto sarà attento, quindi, con i suoi soci o con i suoi sottoposti? Vedi, un uomo così, non ha credibilità, quindi non viene preso sul serio. Qualcuno comincia a mancare di rispetto e poi iniziano i casini: soci che si rivolgono ad altri… sottoposti che si mettono in proprio… Questo diventa un danno per gli affari. Business is business. E’ una questione di regole: tu tocchi qualcosa che mi appartiene e io ti faccio sputare l’anima, nel senso più filosofico del termine. Hai un proiettile nella pistola: o spari al tuo amico, salvandoti la pelle, finendo in un mare di guai con la polizia e dannandoti per sempre dato hai ammazzato un tuo amico perché ti sei scopato quella sbagliata oppure… ti pianti una pallottola in fronte e ti presenti al Creatore, sperando non ti condanni per aver desiderato la donna d’altri, ma almeno avrai salvato il tuo amico… Se pensi di spararmi, i miei dipendenti apriranno il fuoco sulla tua adorata ballerina ed il tuo amico. Poi, ti lasceranno in una pozza di sangue: se sopravvivi, rimarrai in un letto fine alla fine dei tuoi giorni. Con due morti sulla coscienza.”

Quando, guardando l’uomo allo specchio, mi dicevo che uno dei due sarebbe dovuto morire, non pensavo che fosse in senso così letterale.

Punto la nove millimetri su Marco. Alza lo sguardo, sgrana gli occhi impastati di lacrime e sangue. Lo odio per avermi portato alla bocca dell’inferno, ma odio di più me stesso per averglielo consentito. Lui lo capisce ed accenna un sorriso, che è più un ghigno satanico. Sorrido anch’io. Ogni diavolo ha il suo dannato come ogni angelo ha il suo protetto. Non mi giro verso la ballerina: per me lei è bellissima, me la voglio ricordare così. E poi, ogni angelo rimane alle spalle del proprio protetto.

Sono su un abisso, non ne posso uscire a meno che non mi ci lasci cadere dentro. Faccio una scommessa: l’ultima, se va male. Punto la pistola e non verso la testa del povero diavolo di Marco. Poi premo il grilletto.

 

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