Mille domande

In questo periodo quello che non mi manca sono le domande.

Mi chiedo innanzi tutto quante volte ci si possa rialzare dopo essere andati a terra. Non è mia mia volontà scoprirlo, nemmeno di riflesso.

Quando la fiducia crolla, quando è davvero oscuro, quando non sai più dove “sbattere la testa”, cosa ci sorregge? Se nemmeno l’illusione basta, se la logica delle cose, dei fatti ti da contro; se la speranza, insomma, è solo una povera illusione? Come mai si riesce ad andare avanti? Mi viene il sospetto che sia la fede ad averci, non noi ad avere fede.

E’ notizia di qualche giorno fa di un giovane delle mie parti che si è tolto la vita “per mancanza di prospettive”. Almeno così pare. Gli hanno portato via il futuro, la speranza e lui se n’è andato: così ha scelto. Perché non ha resistito? Perché lui no e altri, come me, invece sì? Davvero è lui uno dei molti deboli? O siamo noi, quelli che rimangono, a essere non abbastanza forti per chiudere il conto ma aspettare la fine? Oppure alberga nel fondo del cuore la speranza, nonostante e comunque? Perché andarsene o rimanere?

L’impressione che mi regala questo periodo è di grande precarietà. Che è una benedizione. Perché la vita di per sé è così precaria che ogni qualsivoglia sicurezza è un’illusione; dunque ti puoi confrontare con una realtà mutevole. Finalmente è sotto gli occhi di tutti che non v’è certezza. Che le cose scorrono. Che non esiste un divano sul quale adagiarsi per tempi lunghi. Bisogna uscire, abbandonare le sicurezze, come fanno i personaggi dei miti che s’imbarcano per avventure straordinarie. Non lo fanno per scelta diretta, ma perché vengono chiamati ad essa. Non possono fare altro che partire con la speranza di tornare. Spesso si trovano soli nei momenti cruciali e devono decidere, fare il salto. Ardire. Lasciano alle spalle la sicurezza per incontrare la verità. Su se stessi, soprattutto.

Non è ben chiaro cosa succederà nel (mio personale) futuro. L’unica cosa chiara è il cambiamento che è in atto. Spero di coglierlo, viverlo. Di arrivare lontano e tornare. Possibilmente con la parte di me che non ho ancora conosciuto ma che inesorabilmente sta affiorando  da tutto questo. Lo auguro anche a chi sta leggendo queste righe. Ed anche agli altri.

Tornate (torniamo) Vincitori.

Dedicato al giovane Gabriele: buon viaggio.

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