La Principessa e il Mare – 9

Quando arrivò a palazzo, dopo il completamento del suo addestramento finale come guardia scelta, il sottotenente Roland Vassiljchenko, era ormai un uomo fatto e finito. Era insolitamente vecchio per il grado che ricopriva, dato che l’aveva conquistato sui campi di battaglia e in missioni ad altro rischio (il termine suicida però era più appropriato). Da soldato semplice era diventato sotto ufficiale e poi decorato e promosso a sottotenente dopo aver liberato e riportato in patria da terra nemica un capitano di fregata, un certo Gerard Tunen (giovane ed impudente), figlio di un Ammiraglio, cugino in seconda della Regina. Insomma, il sottoufficiale aveva fatto il colpaccio (suo malgrado) ed era stato proposto, vista lo sprezzante coraggio e l’attitudine al dovere come membro delle guardie scelte del Re. Un corpo di elite a salvaguardia della famiglia Reale.

Le origini di Vassiljchenko però erano tutt’altro che nobili.

I Prussiani, durante una delle varie guerre, avevano lasciato qualche peccato di troppo sul suolo russo. Uno di questi era il padre di Vassilj. Raccolto da una donna e salvato da morte certa per via delle ferite, come ringraziamento, prima di rientrare in nelle file dell’esercito prussiano, mise in cinta la donna. I bambino che nacque prese poi il cognome della madre, Vassiljchenko, mentre dal padre prese l’unica cosa nota, ovvero il nome Roland.

La vita del bambino fu davvero dura, quasi allo sbando senza un padre. Finché un giorno, grazie a  quegli strani incontri che combina il destino, Roland Vassiljchenko trovò sulla propria strada un vecchio soldato. Si diceva che venisse dal lontano oriente, da qui il soprannome di Mongolo, anche se nessuno era certo se venisse dalla Mongolia o da qualche paese vicino. Gli occhi a mandorla e le strane abitudini lo avevano decretato come il Mongolo.

Il vecchio soldato provò simpatia per quel bambino vivace e caparbio, senza un padre e con un destino segnato e oscuro. Decise di fare l’unica cosa ragionevole: insegnare al bambino a sopravvivere. A combattere.

Il piccolo Vassilj aveva trovato un maestro. Il Mongolo l’opportunità di dare un senso a quel esilio.

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