La Principessa e il Mare – 8

Intanto che versava il thè, il Comandante Tunen prese a parlare.

“Insomma Vassilj, proprio non fate pace tu e la Principessa”

“No, Gerard. Non mi ha mai perdonato. Né mi sono mai perdonato io in fondo.”

I due si conoscevano da tempo ed erano grandi amici. Il Capitano considerava il Comandante praticamente l’unico amico vero. L’unico col quale avesse mai parlato apertamente in vita sua.

“Vassilj, sei troppo intransigente con te stesso. Non ho mai incontrato un uomo, civile o militare che fosse, più devoto al proprio dovere di te. Hai dato il massimo sul campo di battaglia e fuori. Ti è costato un occhio e…”

“E non è bastato a salvare il nostro Re. E se la Principessa ora è data in sposa al nostro antico nemico è proprio perché non saputo difendere fino alla morte il Re.”

“Sai bene che l’armistizio è stato anche merito tuo. Non è l’esito della guerra ad aver deciso il destino della Principessa. E’ stata se mai il peso economico della guerra stessa a minare l’economia; né la Regina Madre né il Principe erede sono stati in grado di rovesciare la situazione che ne seguì, anzi.”

“E’ anche per questo che mi sento colpevole. Se il Re fosse stato vivo, il Principe erede avrebbe avuto la guida illuminate del padre, anziché quella della madre, ostacolata dalle liti di palazzo e dai cattivi consiglieri. Probabilmente ora la situazione sarebbe stata diversa.”

“Questo non puoi saperlo Vassilj. Il Principe erede ormai è prossimo al trono e la Regina Madre, dando in sposa la Principessa secondogenita, non ha fatto altro che scongiurare i venti di una nuova guerra e favorire gli scambi commerciali fra due antichi nemici. Più che illuminata, oserei dire”.

“Certo. Non fosse per il fatto che la Principessa finirà in sorte al mandante dell’assassinio del padre. Ed io, oltre ad aver fallito nel mio compito, sono quello che dovrà consegnarla nelle mani del nemico, su ordine esplicito della Principe stesso. Peggio di così.”

“Forse non è solo senso di colpa e del dovere a tormentarti l’animo, eh? Vassilj?”

Il Capitano non alzo lo sguardo dalla tazza del thè, scuro e opaco come una pozza di sangue versato, ma vi si tuffò con la memoria.

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