La Principessa e il Mare – 6

La Principessa fu condotta al cospetto del Capitano.

“Sembra che facciate di tutto per rendermi la vita difficile.” disse con tono freddo lui.

“Sembra che ci prendiate gusto a rendere la mia un inferno invece!” rispose lei adirata, divincolandosi dalla presa per il braccio del soldato a fianco a lei.

“Sembra piuttosto che Vostra Altezza non voglia proprio capire la gravità del momento che stiamo passando e dell’importanza che riveste Vostra Altezza in tutto ciò”.

“L’importanza di merce per uno scambio. La mia persona barattata per l’interesse economico…”

“Per la prosperità  del nostro popolo” la interruppe secco il Capitano “e delle generazioni a venire. Il senso del dovere dovrebbe sempre accompagnare la famiglia Reale ed ogni suo membro. Il senso del dovere dovrebbe accompagnare sempre tutti noi” sottolineò il Capitano, senza guardare nella direzione del comandante del forte che stavo dritto come una statua, come un caporale di giornata al cospetto di un generale.

“Tenete a freno la lingua, Capitano, siete pur sempre a cospetto di un membro della…”

“Un membro della famiglia Reale che si ostina a voler sabotare ogni tentativo per salvaguardare se stesso e la famiglia appunto. Cosa pensavate di fare, mi dica? Scappare nel cuore della notte attraverso la foresta fino alla prossima città che dista, sì e no, venti miglia da qui? O, meglio ancora, attraversare a nuoto tutto lo stretto e arrivare così diretta nelle braccia del vostro futuro sposo?”

A queste parole, la Principessa fece una smorfia di disgusto: avrebbe preferito buttarsi fra le onde e finirla lì, piuttosto che passare il resto della propria esistenza in una gabbia dorata, in una terra nemica che mal l’avrebbe tollerata. Ma la dignità di una Principessa veniva persino prima di un tale disgusto e non avrebbe MAI dato quella soddisfazione al Capitano. A quel cafone travestito da soldato, pensava.

Ma il Capitano, tutt’altro che sprovveduto, aveva capito bene le intenzioni della fanciulla: era un veterano di guerra, aveva visto soldati spararsi col moschetto su un piede (e perderlo dunque) piuttosto che finire al fronte. O ufficiali piantarsi un pugnale in petto piuttosto che patire la tortura di un interrogatorio. La Principessa e quegli uomini condividevano lo stesso sguardo disperato. La comprendeva e persino la compativa, ma il senso del dovere non gli permetteva di transigere sulla sorte della ragazza.

“Visto che alla partenza mancano ancora sei ore e che è bene che vi riposiate, vi condurrò, personalmente, in un luogo sicuro dove non potrete prendere iniziative alquanto inappropriate”

“In cella, infine!” disse sprezzante la Principessa guardando negli occhi il Capitano.

“Esattamente. Così la finirete di lamentarvi della gabbia dorata e proverete cosa significa una prigione vera. Prendetela come un’esperienza educativa!” ricambiando lo sguardo.

“E voi prendetela in…” ma la Principessa serrò i denti prima di finire la frase, che non si addiceva ad una nobile del suo rango. Negli occhi del Capitano scintillò qualcosa. Un increspatura al lato della bocca disegnò un sogghignò trattenuto. L’impeto di lei, benché arrogante, era comunque caro al soldato cafone.

“Bene, visto che siete così spartana nel linguaggio, apprezzerete di certo il tavolaccio per dormire della vostra cella. Vi sentirete a casa.” Chiuse sarcastico lui. Il ghigno era evidente. La prese per il braccio quasi a sollevarla e partì spedito per le celle del forte. La Principessa neanche fiatò pur di non concedere la minima ulteriore soddisfazione.

Il Comandante (provvisorio) del fortino Lecroix rimase di pietra per tutto il tempo di quella scena surreale. Desiderava solo salvare la pelle, la carriera (ora sì che la vedeva difficile) e che quei due maledetti ripartissero quanto prima. Il Capitano però aveva già deciso le sorti dell’ufficiale. Al suo rientro il Comandante sarebbe stato spedito con destinazione verso qualche avamposto di confine: almeno avrebbe meditato negli anni di noia a venire sull’importanza della sicurezza di un membro della famiglia Reale.

La Principessa venne condotta alla cella dal Capitano, accompagnata all’interno in modo deciso ma non violento. La cella fu chiusa con un fragore di chiavi che echeggiò per la prigione deserta.

La Principessa si stese sul tavolo predisposto a giaciglio per la notte. Trattenne i singhiozzi serrando i denti. Ma le lacrime non poté trattenerle e le bagnarono il viso color della luna. Nell’oscurità però nessuno poteva vederla. Sentì il rumore delle onde del Mare che si infrangevano sulla rupe sottostante il forte. Le lacrime si fermarono e lentamente scivolò in un sonno oscuro, profondo e calmo come il Mare in certe notti.

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